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Riuso


Nell’ambiente urbano siamo abituati a veder cambiare la destinazione d’uso degli immobili con dinamiche differenti: industrie dismesse che diventano centri commerciali, edifici residenziali adibiti a uffici, strutture produttive trasformate in residenze, musei aperti in stazioni ferroviarie inutilizzate ecc., principalmente a causa dell’instabilità nel tempo delle più comuni attività umane. Ogni edificio ha una propria timeline, un susseguirsi di storie ed eventi che ne hanno condizionato la funzione in relazione al contesto, a seconda dei successi e dei fallimenti delle attività ospitate. Per le strutture commerciali il discorso in fondo non è molto diverso. Posti di fronte alla necessità di posizionare nuove funzioni, attori pubblici e privati, comunità locali e progettisti si sono confrontati con il tema della flessibilità della strutture commerciali, proponendo soluzioni molto diverse alla stessa questione di fondo: come adattare un mall o un big box store ad una nuova attività? I risultati sono piuttosto variegati e possono essere distinti in due specifiche sottocategorie in relazione alla complessità delle trasformazioni fisiche richieste e alla durata prevista della nuova destinazione d’uso. Si può parlare di “riuso informale” nel caso di funzioni che si inseriscono nella struttura esistente, talvolta per un periodo limitato di tempo, comportando interventi di piccola entità per l’adeguamento dell’edificio. Al contrario il “riuso formale” riguarda progetti più complessi, che interessano i diversi caratteri della struttura, dagli spazi aperti, all’involucro, al volume interno. Tali interventi richiedono maggiori sforzi dal punto di vista progettuale ed economico e prevedono l’adattamento della struttura commerciale dismessa per funzioni più comuni nell’ambiente urbano, come quelle lavorative, educative, religiose, sociali e sportive.

G.C.