Officine Minganti


Centro Commerciale in crisi - Bologna


"«Officine Minganti, una fabbrica di incanti», prometteva lo slogan. Era il 2006 e nel cuore della Bolognina nasceva un centro commerciale all' avanguardia, dentro quella che un tempo era la fabbrica di macchine utensili più famosa della città, che forgiò anche un pezzetto dell' astronave che portò la cagnetta Laika sulla luna: le Officine Minganti, appunto. Ma l' incanto è durato pochissimo. Al centro commerciale della Bolognina è scoccata la mezzanotte, le carrozza è diventata una zucca e i negozi hanno quasi tutti abbassato le serrande" [1]. Questo è il racconto che si faceva delle Officine Minganti nell'agosto 2015; da allora poco è cambiato e la fabbrica riqualificata mostra oggi ancora più segni di degrado e altre saracinesche sono state abbassate. Il destino della storica fabbrica Minganti - dove fu prodotto un pezzo dell'astronave che i russi usarono per mandare la cagnolina Laika nello spazio e nel 1928 il tornio idraulico qui prodotto fu presentato all' Esposizione Universale di Parigi - sarebbe dovuto passare dal commercio e dalla grande distribuzione.Inaugurato a marzo del 2006, nel giro di un anno e mezzo aveva già 8 serrande abbassate, diventate 18 nel 2008. A inizio 2009 anche Unieuro ha lasciato la struttura e oggi solo alcuni punti vendita al piano terra restano attivi. Si dice che il destino della struttura fosse legato ad un insieme di trasformazioni urbani che avrebbero dovuto modificare radicalmente quest'area di Bologna, ma ancora oggi i cantieri a cui ci si riferisce sono aperti e l'aria di rinnovamento è ancora lontana. La struttura, disposta su due livelli, presenta oggi importanti problemi di degrado e la bassa affluenza di visitatori che vi si registra aiuta a creare un clima poco accogliente e favorevole alla rinascita. Queste dinamiche si replicano in entrambi i contesti territoriali analizzati nella ricerca, Stati Uniti e Italia: le vetrine abbassate sono un segno di debolezza per il mall e provocano esattamente l’effetto contrario rispetto al tanto ricercato “Gruen transfer”, quello stato in cui il consumatore, “spaesato e confuso dalle vetrine scintillanti, si abbandona allo shopping” (Baldauf, Weingartner 2010). Il ridotto traffico di consumatori e il minor flusso di acquisti obbliga i proprietari del mall ad aumentare la pressione fiscale sui negozi rimanenti, per recuperare le mancate entrate. Il calo di redditività determina, nel breve periodo, un taglio nelle spese di manutenzione e di promozione da parte della proprietà accelerando il processo di invecchiamento delle strutture. Per funzionare, il mall deve garantire ambienti sempre pieni e vitali, una condizione necessaria ad attrarre i consumatori che, quando viene messa in crisi, rende necessari investimenti e cambi di immagine spesso molto costosi (Cavoto Gabriele, 2014).  Secondo gli analisti del gruppo Costar i malls necessitano di un rinnovamento di immagine ogni cinque anni (Chilton Kenneth M., 2004). Nonostante oggi il centro rimanga aperto grazie alla presenza del supermercato Coop e di pochi altri punti vendita risulta evidente che la situazione di crisi possa portare ad una definitiva chiusura se non seguiranno investimenti importanti sulla struttura, provando ad esempio a superare la monofunzionalità prevista, a favore di un un mix di attività complementari al commercio.

G.C.

[1] Caterina Giusberti, "Officine Minganti al tramonto così è fallito il sogno" 21 agosto 2013, La repubblica