Rundhurst Village


Redevelopment  - Da enclosed mall (Rundhurst Mall) a open air mall (Rundhurst Village)


In molti  casi gli interventi di redevelopment hanno richiesto la demolizione delle aree occupate dalla galleria e dai piccoli negozi, lasciando intatte le ancore commerciali, a causa di questioni di proprietà, clausole contrattuali o per mantenere attivo il flusso di clienti che frequentano la struttura. Rappresentativo di questa strategia è il nuovo Rundhurst Village a Chicago. Progettato da Victor Gruen e aperto nel 1962 nella periferia di Chicago, il Rundhurst Mall è stato l’unico enclosed mall dell’area per un decennio e, per un breve periodo, anche il più grande del mondo, costato circa 21.5 milioni di dollari con oltre 93.000 m2 di superficie. In origine, il centro ospitava tre ancore commerciali e un’enorme piazza comune centrale coperta da una cupola in cemento armato che rappresentava un vero e proprio landmark per l’area circostante.

La configurazione proposta da Gruen era un’innovazione per l’epoca, poiché superava il format delle due ancore agli estremi del percorso pedonale, per ospitare tre grandi department store come vertici di un triangolo disegnato dalla galleria commerciale. Negli anni successivi alla sua realizzazione il centro ha subìto numerose trasformazioni, fino al decisivo intervento iniziato nel 2007, che ha previsto la demolizione dell’intera galleria sostituita da un insediamento open air. L’intervento, realizzato da Casto Lifestyle Properties, ha mantenuto alcune parti dell’edificio esistente integrandole con un complesso mixed-use (cinema, teatro, funzioni residenziali e uffici) disposto lungo la strada pedonale e veicolare che rappresenta la nuova distribuzione dell’insediamento. L’obiettivo dei progettisti era quello di ricreare “la tradizionale esperienza di shopping della main street, con i parcheggi di fronte ai negozi e gli spazi pubblici all’aria aperta per cenare e socializzare”[1]. In molti casi, infatti, per replicare l’esperienza urbana si è reso necessario aggiungere una strada veicolare come elemento distributivo, in modo da offrire al consumatore la comodità di parcheggiare di fronte al negozio ricercato, senza dover percorrere le lunghe gallerie che caratterizzavano il mall. La trasformazione della struttura da enclosed a open air ha richiesto ingenti investimenti (circa 190 milioni di dollari), attirati dalla buona localizzazione del centro e dal suo ricco bacino di consumatori. Tuttavia, oggi come allora, l’intero complesso rimane fluttuante in una distesa di parcheggi e la main street risulta completamente separata dal contesto, un limite che questo tipo di interventi spesso non riesce a superare[2].

[1] Il nuovo insediamento viene infatti definito così: “a traditional Main Street shopping experience with diagonal parking in front of the various storefronts and outdoor public spaces for dining and socializing.” Sharoff Robert, Historic Illinois mall seeks new life as Main St., The New York Times, 7 giugno 2011.

[2] La stessa strategia è stata applicata all’Hunt Valley Mall, trasformato in Hunt Valley Town Centre (Hunt Valley): qui lo spazio della galleria è stato demolito e tra le quattro ancore del vecchio mall sono stati aggiunti una serie di edifici di uno o due piani dove la funzione prevalente rimane quella commerciale. Cfr. anche l’Anderson Towne Center di Cincinnati, un tempo Beechmont Mall, di cui sono rimaste soltanto le grandi superfici degli anchor stores ed è stata inserita una strada commerciale pedonale.

Gabriele Cavoto - Estratto da "Demalling - Una risposta alla dismissione commerciale", Maggioli Editore, 2014